SAN MAURO CASTELVERDE E GOLE DI TIBERIO MADONIE

SAN MAURO CASTELVERDE E LE GOLE DI TIBERIO-UNA BELLA GIORNATA SULLE MADONIE

San Mauro Castelverde si eleva sull’omonimo monte a 1050 metri sul livello del mare. Esso è avvolto tra il massiccio delle Madonie ad ovest, quello dei Nebrodi ad est e, di rimpetto, il visibile Mar Tirreno che spazia incontrastato, interrotto soltanto da rilievi su cui sorgono sia campagne locali sia visibili paesi limitrofi come Pollina e Castelbuono da un lato e Gangi e Geraci Siculo dall’altro. È uno degli 82 comuni dell’ex provincia di Palermo e dista dal suo capoluogo circa 114 km. Porta l’appellativo “Castelverde” dal 16 dicembre 1862 quando, in seguito all’unificazione del regno d’Italia, per distinguerlo dagli altri 22 paesi aventi medesima onomastica, la circoscrizione di Palermo chiese di aggiungere un secondo epiteto e l’allora consiglio comunale deliberò per tale identificativo.

Pur essendo uno dei pochi (se non l’unico) comune d’Italia ad avere nella sua regione un litorale proprio nonostante gli oltre 1000 metri di altitudine, da punti sparsi del suo vasto territorio si possono scorgere diversi paesi delle Madonie, dei Nebrodi e di altre province, senza escludere lo spettacolare scenario dell’Etna. Tra di essi è utile menzionare il “Pizzo Vuturo”, vale a dire “avvoltoio”, con 1223 m di quota[3] o, ancor meglio, i 1346 metri di “Timpa del Grillo” sui Nebrodi (in gergo locale “Pizzu di tri finaiti”, ossia “dei tre confini”, poiché zona che delimita le Province di Palermo, Enna e Messina, oltre che frontiera di tre importanti feudi maurini: Gallina, Sallemi e Colombo[4]). Da quest’ultimo, in particolare, si riescono a scorgere ben 32 paesi, compresi isole e colli inerenti ai territori delle Province di demarcazione.

Al confine del territorio, proseguendo dal bivio di Borrello verso Gangi, scendendo un paio di chilometri dall’asse della SP 60 si possono visitare le gole del fiume Pollina, le cosiddette “Gole del Tiberio“. Risalenti al periodo del Triassico superiore, per le sue valenze geologiche sono state riconosciute dall’UNESCO come uno dei siti Geoparks Network. Esse si trovano lungo il predetto fiume a 80 m s.l.m. (e a circa 10 km di distanza dal Mar Tirreno) tra i comuni di San Mauro Castelverde, Pollina e Castelbuono, nel Parco delle Madonie. Pur senza riferimenti storici correlati, nella cultura popolare locale si tramanda che il luogo in cui sono poste (borgata maurina dalle nobili origini, ex feudo della casata dei Ventimiglia, Conti di Geraci Siculo) abbia preso la denominazione di “contrada Tiberio” per il fatto che lì vi fosse una villa d’età romano-imperiale intitolata proprio all’omonimo imperatore (regnante a Roma tra il 14 e il 37 d.C.), già amante dei luoghi d’acqua. Per via del continuo flusso d’acqua del fiume, si è leggendariamente creduto che esso fosse legato al mare per via subacquea lungo la zona del “mirìcu” (antico lemma locale stante a significare “ombelico”). In riferimento sempre alla tradizione orale, si narra della presenza di un particolare anfratto, posto all’interno delle insenature rocciose, in cui sarebbe stato conservato un tesoro sottoposto all’incantesimo della “truatùra” (per cui vedasi infra) appartenuto ai briganti maurini del XIX secolo: pare che essi, infatti, fossero soliti utilizzare le grotte come nascondiglio per mettere al sicuro i frutti delle loro refurtive. Un enorme masso incastonato tra due pareti del fiume, visibile anche oggi durante una traversata, ne avrebbe poi consentito loro il passaggio su di esso in quanto via di fuga. La caverna, distribuita su tre piani, era probabilmente conosciuta dai locali ma nessuno, per timore dei malviventi, ebbe mai il coraggio di avvicinarvisi.

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